Giacomo Caruso Quartet

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Il Giacomo Caruso Quartet è una band internazionale attiva dal settembre del 2012. La band è nata come conseguenza del reciproco e profondo affiatamento musicale, nonché dall’intensa collaborazione, tra il pianista italiano Giacomo Caruso ed il sassofonista russo Sergej Avanesov, che ha in seguito coinvolto il contrabbassista americano Tyler Luppi ed il batterista russo Samvel Sarkisyan.
Il repertorio della band consiste in arrangiamenti estemporanei di standard jazz e in composizioni originali scritte da ogni suo membro. La loro musica, poggiando solida sulla tradizione jazzistica, si libra verso avventurose escursioni in territori tra i più disparati: il pianismo free di Caruso, il fraseggio vorticoso di Avanesov, il lirismo gioioso di Luppi ed i beat moderni e complessi di Sarkisyan. Il loro approccio alla musica combina la libertà e la giocosità proveniente dalla tradizione della musica di Miles Davis, Ornette Coleman, Charlie Haden, Lee Konitz e Keith Jarrett, con gli elementi ritmici, melodici ed armonici provenienti dalla scena jazzistica contemporanea e da stili musicali piuttosto recenti come il funk, l’hip hop ed il drum and bass.
 
Giacomo Caruso (Italia, 1989) inizia lo studio della tastiera e del pianoforte da bambino, con un approccio molto libero, improntato sulla spontaneità e sull’improvvisazione. Si è esibito ed ha inciso con Joris Teepe (che ha suonato il contrabbasso per Benny Golson e Rahied Ali durante gli ultimi dieci anni delle loro carriere) e con Steve Altenberg (sideman in quaranta album pubblicati in tutto il mondo). Ha anche collaborato con Kristijan Krajncan (semifinalista al Thelonious Drums Competition 2012), con il pluripremiato George Dumitriu, con Signe Bisgaard e con molti altri. Si è esibito al de Harmonie (Leeuwarden), al BeBop Jazz Club (Rome), all’ELBJAZZ Festival (Hamburg), all’Aarhus Jazz Festival (Denmark), allo Swingin’ Groningen Festival (Groningen), al Modica Miete Culture Contaminazioni Festival (Modica).
 
Sergej Avanesov (Russia, 1994) già dall’età di 12 anni si esibisce in diversi paesi europei. Ha suonato in diverse big band come la Rostov Jazz Big Band, la East-West European Jazz Orchestra, la Stageband e la Azov Jazz Band. Come leader del suo trio ha vinto il primo premio alla Skadovsk Jazz Competition. Sergej ha avuto il piacere di suonare in diverse formazioni (dal trio alla big band) con giganti del jazz come Dennis Rowland, Jerry Bergonzi, Peter Beets, Alex Sipiagin, Robin Eubanks, David Berkman, Wycliffe Gordon and Gene Jackson. Nel 2012, ha fatto parte dell’Hanze Symphonic Jazz Orchestra diretta da Mr. John Clayton.
 
Tyler Luppi (U.S.A., 1991), dopo aver studiato il pianoforte per cinque anni, a tredici hanno prende per la prima volta in mano il basso. Tyler è stato il Connecticut Music Educators Association Eastern Regional Jazz Bassist. Da allora, ha suonato sia come leader che come sideman con diverse band, con l’Orice Jenkins Trio incide il suo album di debutto Journals of a Teenage Chormaticist. Ha collaborato con il Litchfield Jazz Camp negli ultimi quattro anni. Attraverso questa esperienza, Tyler ha lavorato insieme ad importanti jazzisti, quali Junior Mance, Dave Brubeck, Matt Wilson, Pat Martino, Helen Sung, Claudio Roditi e molti altri. Si è esibito e ha registrato in Lituania con il Pranas Kentra Trio, dove hanno vinto il Gitarų šėlsmas. Si è esibito all’Idstein Jazz Festival in Germania e allo Swingin’ Groningen Festival nei paesi bassi con il Yoonmi Choi Trio.
 
Samvel Sarkisyan (Russia, 1995) ha cominciato a studiare pianoforte classico a cinque anni, decidendo in seguito che la sua vera passione è la batteria. Durante il suo periodo di studi alla Kim Nazaretov Music School a Rostov, è stato il batterista della Kim Nazaretov Children Big Band per otto anni. Come batterista e percussionista della East-West European Jazz Orchestra, si è esibito con grandi musicisti quali Dave Liebman, Peter Beets, Wycliffe Gordon e Dennis Rowland, touring in Russia, Germania e Repubblica Ceca.
 
Sergej Avanesov – sassofono tenore
Giacomo Caruso – pianoforte
Tyler Luppi – contrabbasso
Samvel Sarkisyan – batteria
 

 

 

“Giacomo ha una tavolozza espressiva completa: aggredisce gli standards come se li suonasse da trent’anni, piazza i suoi clusters con sapienza drammaturgica, usa la sinistra come una potente voce dissonante e poi – improvvisamente – si spedisce risoluto in un drive possente con tanto di scansione canonica in 4/4!
A fine concerto gli abbiamo chiesto se i pianisti che ci erano venuti in mente ascoltando i suoi due primi solo-tracks erano state nostre allucinazioni: ci ha confermato tutto, Paul Bley, il primo Chick Corea, Kenny Werner. Lui ha aggiunto Ran Blake e, naturalmente, il divino Jarrett.
Ma sta già cercando il suo linguaggio ed è a buon punto, specie quando il quartetto propone materiale autoctono: temi pungenti, geometrici, a firma dei quattro, che mostrano già ora di curare non solo la tecnica improvvisativa (come si conviene per un jazzista) ma anche la sapienza compositiva (come si conviene per un musicista tout-court).
Il sax tenore del giovanissimo Sergej Avanesov, russo, ci ha particolarmente colpito per la vorticosità di alcuni passaggi e la fluidità del fraseggio.”
Sandro Vero

“E’ stato un concerto fluido e spumeggiante, quello che ieri sera ha visto Giacomo Caruso entrare davvero nel ruolo di band leader e sfidare gli altri a seguire la sua ispirazione: senza barriere tra la band e il pubblico, per gli spettatori è stato quasi come trovarsi ad entrare per caso in una sala prove del ‘Prins Claus Conservatorium’, in una pausa tra le lezioni, e avere la fortuna di assistere all’incontro di quattro giovani fuoriclasse alle prese con il grande gioco della jazz.
Il consolidato feeling tra Giacomo Caruso al pianoforte e il russo Sergej Avanesov al sax tenore, si è facilmente intrecciato all’entusiasmo del virtuoso contrabbassista americano, che ha nel sangue origini polacche e italiane, Tyler Luppi, e ai misurati, puntuali, impeccabili interventi del batterista armeno Samvel Sarkisyan, il più giovane del gruppo, appena diciassettenne.”
Concetta Bonini